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Paola Mazzucchi

Biblioteche digitali: quale futuro per il diritto d'autore?

Sorpresa dallo scarso feedback ricevuto sul precedente post, non mi dò pervinta e tento ancora una volta di sottrarre qualche minuto del vostro prezioso tempo...
Il tema è lo stesso: le biblioteche digitali e in particolare il ruolo del diritto d'autore per il loro sviluppo sostenibile... sostenibile per biblioteche, lettori, ma anche editori!

Quante volte abbiamo sentito dire...
"Le biblioteche digitali mettono on line i libri senza chiedere il permesso"
oppure
"Finchè le biblioteche digitali potranno mettere on line solo i libri in pubblico dominio, per loro non ci sarà futuro"
...semplificazioni...

In realtà il tema è molto complesso ed è nell'interesse di tutti gli attori del mercato editoriale riuscire a trovare soluzioni efficaci. A cominciare dal problema delle opere orfane...

Se ne parlerà alla London Bookfair il prossimo 15 aprile...l'invito è qui sotto...a voi la scelta ;-)

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Noa Comment by Noa on Luglio 16, 2008 at 3:58pm
Due appunti qua e là:

@Paola dice "Ovvio che poi di modelli di business innovativi nemmeno l'ombra, se su tutto aleggia lo spauracchio dell'infringement (come direbbero gli anglosassoni)...da entrambe le parti ;-)"
Ma no, che qualcosa si muove :)
È che siamo così scomodi che i media evitano di parlarne ;)


@Andrea dice: "Da quel che mi è parso di capire, l'AIE si continua ad arroccare un po' s alcune posizione per me discutibili.
A partire dall'editoria scientifica, arrivando alla (non più tanto) nuova questione del prestito a pagamento in biblioteca, continua a mostrare un approccio al copyright e diritto d'autore un po' retrogrado (per non usare altre parole...)."

Si, sono d'accordo: a parte pochi (noi, Simplicissimus, Guaraldi e...?) gli editori, anche quelli che vogliono passare per innovativi, si arroccano sulla questione dei DRM.
Sulla questione si sono spese molte parole anche al bookcamp, e ho ritenuto puntalizzare la nostra posizione sul nostro blog qui: http://blog.bibienne.com/?p=25

"Sono d'accordo che la questione Creative Commons non sia la panacea di tutti mali, e che comunque vi siano problemi e incoerenze."
Si, non solo la soluzione, ma le CC sono uno strumento potente, e noi siamo la prima casa editrice a farne uso per una parte delle nostre pubblicazione. Vanno così ad integrare la licenza che abbiamo creato per poter distribuire – nel rispetto del diritto d'autore – i nostri testi dando la possibilità di duplicare, stampare, fotocopiare ecc.
(vedi voce wikipedia "Libro di testo")

Ciao a tutti.
(prima o poi troverò un avatar eh!)
Andrea Zanni Comment by Andrea Zanni on Marzo 26, 2008 at 9:08am
Sulla birra non puoi che trovarmi d'accordo :-P
Paola Mazzucchi Comment by Paola Mazzucchi on Marzo 25, 2008 at 11:29pm
davanti a un bicchiere mezzo pieno...di solito io me lo scolo...
Soprattutto se di birra;-)
Andrea Zanni Comment by Andrea Zanni on Marzo 25, 2008 at 11:26pm
Sono d'accordo che la questione Creative Commons non sia la panacea di tutti mali, e che comunque vi siano problemi e incoerenze.
ma non credo siano problemi insormontabili.
Un mio amico rilascia la sua musica in NonCommerciale, ma quando poi gli chiedono di inserirla in una compilation si accorda direttamente con chi glielo chiede: usa il buon senso.
Su questo credo siamo pienamente d'accordo, e anche io trovo positivo che si inizi a dialogare su questi temi: semplicemente non sono un addetto ai lavori, ma un dilettante che si appassiona a certi temi, per cui quando voi professionisti vedete un bicchiere mezzo pieno, io tendo a vederlo mezzo vuoto ;-)
Scherzi a parte, credo ci siano e debbano rimanere grossi spazi per la "cultura libera", che non sia un male ma che possa dire tanto anche alle imprese, aziende e istituzioni. Bisogna "soltanto" trovare modi seri di rendere i modelli sostenibili, anche economicamente.
Paola Mazzucchi Comment by Paola Mazzucchi on Marzo 25, 2008 at 11:07pm
Io non so se sia il sistema del dda in sè a non essere corretto o piuttosto il sistema con cui il dda viene gestito, o meglio la mancanza di un sistema non sclerotico di gestione del diritto...di richiesta del permesso per un determinato utilizzo. A quali condizioni poi tale permesso venga accordato (o non accordato) bhe quella è una questione di modello di business.
Concordo che Creative Commons siano un passo avanti nella direzione di un copyright più friendly, tanto che gli editori stessi (quelli che fanno del "publishing" il loro core business) cominciano a guardarle non più di sghimbescio, tuttavia le creative non mi risolvono il problema degli s particolari, a chi richiederli e a quali condizioni (ie. la licenza Noncommercial non mi dice che cosa devo fare se per caso voglio riprodurre un'opera o una parte di essa per fini commerciali... dovrò comunque gestire quel diritto)...e poi cosa vuole dire fini commerciali? Vendere il contento direttamente o gadagnare da fonti indirette generate dalla presenza di quel contenuto? Bho...

Comnque credo che il fatto che i vari player a diverso titolo coinvolti nel gioco si siano messi insieme in progetti con al centro la gestione del diritto d'autore e le biblioteche digitali sia un segno importante verso il superamento di quelle barricate ideologiche, che esistono più nei discorsi istituzionali che nella pratica di tutti i giorni.
Andrea Zanni Comment by Andrea Zanni on Marzo 25, 2008 at 10:29pm
Cara Paola,
io non sono assolutamente per l'infischiarsene del dda.
Vengo da un progetto wiki (Wikisource) che spesso è costretto ad essere "più realista del re" in termini di diritti, proprio per non infrangerne neanche di presunti (come il diritto del trascrittore, quello che digitalizza, quello che formatta, ecc..)! Proprio perchè non sono dalla parte di chi se ne frega dei diritti mi rendo conto che il sistema è sclerotico: come nel mondo della musica, l'alternativa sembra essere tra chi scarica selvaggiamente e chi propone DRM nei brani musicali...
Quello che non riesco a capire è come non ci sia volontà da parte dei grossi player di creare sistemi sostenibili: copyright flessibili che diano il giusto riconoscimento all'autore ma non blocchino la conoscenza. Le Creative Commons a mio parere sono ottimo tentativo in questo senso. Io inoltre credo che ci siano informazioni di tipo estremamente diverso, che necessitano di trattamenti diversi: Wikipedia rilascia informazioni "enciclopediche" in GFDL, permettendone la modifica da parte di tutti, ma non mi sognerei mai di chiedere la stessa cosa ad un autore di un romanzo. Il modello ed il prodotto non sarebbe compatibili, in questo caso.
Dunque per me la necessità è davvero di dialogare, ma anche di accorgersi che su alcuni aspetti l'inerzia ha avuto il sopravvento: perchè, provocatoriamente, nessuno riesce a convincermi che sia un diritto d'AUTORE quello che prevede gli introiti fino a 70+1 dalla MORTE dell'autore. Si chiama eredità lasciata ai nipoti, nel recente caso di Pirandello poi, di accordo furbetto fra SIAE e pronipoti.
Negli Stati Uniti alle origini il diritto dell'autore e 14 dalla PUBBLICAZIONE di un'opera di ingegno, dopodichè essa diventava di pubblico dominio. E valeva per tutto, non solo per i libri: è stato il Congresso, in 4 battute, a procrastinarlo a 70 anni dopo la morte...

Per le opere orfane, per i libri fuori catalogo, credo che i margini di dialogo siano piuttosto ampi. Se un libro fuori catalogo in una biblioteca digitale viene letto, magari la casa editrice potrà decidere di ristamparlo: allo stesso modo si potrebbero aprire modelli di business basati sul print on demand, come suggerisce Claudia.

Io non ho soluzioni, sia ben chiaro, ho scritto cose provocatorie apposta, ma è mia umile opinione che il sistema del dda non sia del tutto corretto, e appoggiandosi a quello le cose non possano che peggiorare. Forse la soluzione sta proprio nel cercare alternative sostenibili.
Paola Mazzucchi Comment by Paola Mazzucchi on Marzo 25, 2008 at 8:59pm
In realtà la questione delle opere orfane non è che uno degli aspetti della generale questione biblioteche digitali e del rapporto...oserei dire...malsano tra l'innovazione tecnologica e il diritto d'autore. Quest'ultimo tradizionalmente oscilla dall'approccio alla koala (come dice Andrea) per cui la difesa del dda diventa arroccamento fine a se stesso a quello alla Casa delle libertà (citando le esilaranti scenette di Guzzanti e Co.) ove ognuno si sente autorizzato a fare "come cazzo gli pare" in nome di una presunta libertà di circolazione delle idee.
Ovvio che poi di modelli di business innovativi nemmeno l'ombra, se su tutto aleggia lo spauracchio dell'infringement (come direbbero gli anglosassoni)...da entrambe le parti ;-)
Per questo è bene, credo, che di qesti temi si parli - e tanto - senza troppi pregiudizi e senza le esagerazioni fondamentaliste che spesso minano la discussione costruttiva.
Per quanto riguarda la posizione dell'AIE - che io non rappresento in questa sede - ho la sensazione che essa sia molto meno "a koala" di quanto si creda...
E a chiosa mi sorge la domanda... ma infischiarsene del dda sarà poi innovativo?
Paola Mazzucchi Comment by Paola Mazzucchi on Marzo 25, 2008 at 8:38pm
caro Andrea,
per quanto riguarda il tema in oggetto del post in senso stretto, ovvero la questione delle opere orfane, il problema si può risolvere in questi termini: esistono delle opere di cui non si conoscono i titolari dei diritti nè si sa a chi andare a chiedere (o perchè l'autore è morto e non si conoscono gli eredi, o perchè l'editore non esiste più), tali opere sono definite orfane e per questo loro stato esse non possono essere incluse nei programmi di digitalizzazione delle biblioteche, o meglio non possono essere messe a disposizione del pubblico. Anche se magari alcune di esse potrebbero essere in pubblico dominio.
Per evitare che una parte del partimonio letterario rimanga così inaccessibile sono allo studio progetti congiunti editori-biblioteche-titolari dei diritti-società di gestione dei diritti per trovare meccanismi che facilitino la ricerca e la scoperta dei titolari dei diritti.
Andrea Zanni Comment by Andrea Zanni on Marzo 25, 2008 at 10:23am
Da quel che mi è parso di capire, l'AIE si continua ad arroccare un po' s alcune posizione per me discutibili.
A partire dall'editoria scientifica, arrivando alla (non più tanto) nuova questione del prestito a pagamento in biblioteca, continua a mostrare un approccio al copyright e diritto d'autore un po' retrogrado (per non usare altre parole...).
Continua a non passare l'idea che più un libro/informazione è letto, più sarà larga la potenziale base di acquirenti... Non voglio banalizzare, per carità, ma mi sembra, che come dice Claudia, si rimanga attaccati come koala a vecchie posizioni e vecchi modelli.
Claudia Gramaccia Comment by Claudia Gramaccia on Marzo 25, 2008 at 10:09am
grazie Paola,
si è vero trattasi di un argomento complesso. a mio modo di vedere tuttavia gli editori ed i gestori delle biblioteche digitali sottovalutano la possibilità di aprirsi a nuovi modelli di business. tanto per fare alcuni esempio, la possibilità di personalizzare la stampa delle opere direttamente da parte del lettore, da non sottovalutare in quanto sembra che in questo modo si perdano milioni di copie ogni giorno solo in italia...

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